L'immagine contiene una porzione del di un poster di Mimmo Castellano

Le nostre anime di notte, libro fotografico di Marcello Campora – ph. Federica Delprino e Omar Tonella

 

Vedere sensazioni nel buio

Il buio è insieme il mistero e il contenitore per l’eternità. Si parla spesso della giusta luce sulle opere d’arte, di come questa possa cambiarle e trasformarle rendendole più o meno invisibili secondo il volere dell’artista. Ma c’è anche un momento in cui i musei sono chiusi. Blindati come lo sono i magazzini che rinchiudono gelosamente opere che meriterebbero invece la luce del sole.

Arte e visione

Ma questi riflettori sulle più grandi opere dei musei italiani e di tutto il mondo non sempre possono esserci. C’è il buio di quando arriva l’ora di chiusura e il museo aspetta ansioso i visitatori del giorno seguente per riprendere luce. Nel periodo pandemico queste luci si sono spente per troppo tempo. Le anime delle opere d’arte, analogamente alle nostre chiuse in casa, sono rimaste al buio come in una notte perenne. Tuttavia hanno continuato ad esistere inesorabili. In questa storia che oramai sembra avere assunto il sapore del quotidiano c’è anche chi nella sua routine non può vedere “normalmente” le opere d’arte. Ciò non significa che non possano essere comunque fruite attraverso un racconto tattile o una visione parziale.

L’arte esiste per raccontare qualcosa, per esprimere qualcosa. E quel punctum può esserci anche attraverso un racconto o un’esperienza alternativa, ma comunque fisica e vissuta. Al buio spesso ci concentriamo di più nel mettere a fuoco il poco che riusciamo a vedere. Abbiamo ancora più attenzione verso quell’oggetto, un po’ misterioso, che pian piano ci raggiunge, facendoci provare emozioni. Nella penombra siamo più attenti e riscopriamo il valore vero delle cose.

Foto tratta da Le nostre anime di notte, libro fotografico di Marcello Campora, Pinacoteca Civica di Savona

Le nostre anime di notte

È quello che abbiamo provato sfogliando il libro fotografico ”Le nostre anime di notte” di Marcello Campora, che accompagna una serie di fotografie scattate all’interno della Pinacoteca Civica di Savona tra dicembre 2020 e gennaio 2021. Il tutto durante un periodo di chiusura totale a causa della situazione pandemica. Questo avveniva proprio in un momento a cavallo tra l’anno vecchio e quello nuovo che solitamente è colmo di speranze e buoni propositi.

In questo caso invece c’è stato tantissimo buio. Ma anche grazie al racconto di Daniele del Giudice del 1988 intitolato “Nel Museo di Reims” (Einaudi 2010) capiamo che il buio può anche dirci tante cose. E soprattutto farle provare, mettere alla prova la nostra attenzione, la nostra capacità di riflettere e di raccontare quello che vediamo a chi non lo può vedere.

Foto tratta da Le nostre anime di notte, libro fotografico di Marcello Campora, Pinacoteca Civica di Savona

Il racconto

Barnaba, un giovane uomo che sta per diventare cieco, decide di sfruttare il tempo che gli rimane prima del buio totale per fissare nella memoria alcune opere d’arte. Ci dice: << rendetevi conto che non c’è alcun motivo per diventare cechi alla mia età, del resto non c’è alcun motivo per diventare ciechi in assoluto>>. Ma non vedere fisicamente non significa diventare ciechi. Si è più ciechi se non ci si vuole soffermare sulle cose importanti.

Ed è quello che ci invitano a fare le foto, facendo emergere dal chiaroscuro dettagli che meritano attenzione. Proprio come l’ex ufficiale di Marina tenta di salvare dettagli preziosi nei suoi occhi prima della degenerazione di un malanno mal curato.

<<Si parla di una sensazione sottile tra quello che lei dice e quello che io non riesco a vedere bene, con la volontà di comprendere se ciò corrisponde in qualche modo veramente al vero, ma forse senza la reale possibilità di capirlo>>. Perché il vero nelle opere d’arte spesso sono le sensazioni, nel contatto con esse. E poi c’è la storia, che le mette tutte insieme in un museo. Qui si racconta qualcosa di un periodo, di una città. È ciò che si scopre andando oltre all’opera; ma prima serve un aggancio, uno stimolo d’attenzione.

Foto tratta da Le nostre anime di notte, libro fotografico di Marcello Campora, Pinacoteca Civica di Savona

Tramite il progetto fotografico di Marcello Campora abbiamo visto un sipario di chiaroscuro sulla nostra storia umana. Si tratta di un racconto fatto di opere d’arte in ceramica che, come in pittura vogliono emergere dal buio e necessitano talvolta di occhi attenti per esistere. Sono lì, ferme ad aspettarci, in bilico tra la loro esistenza materica e la nostra assenza, esistono anche in questo periodo indelebile che ci ha dimostrato quanto esse siano importanti.

Il punto di vista di Marcello Campora

Il fotografo Marcello Campora ci ricorda che l’arte permette di vedere noi stessi e indagare le nostre anime. In altre parole un museo chiuso, dove l’arte risiede, non permette l’incontro con noi stessi. C’è un ostacolo alla riflessione generata dall’arte stessa. Barnaba cerca se stesso nei quadri che vuole ricordare. Negarci questo incontro può avere un caro prezzo nel nostro essere uomini in cerca di qualcosa.

Campora ci dice che in “Le nostre anime di notte” ci sono davvero tantissime cose. Oltre a quelle che possiamo immaginare esistono delle vite reali, persone che per diverse ragioni sono costrette a rinchiudere nel loro intimo l’espressione della loro arte. Questo accade in maniera viscerale e spesso involontaria, talvolta al punto di non permettere più di incontrarla se non attraverso attenta osservazione, ricordi, dettagli. E anche questo è guardare. Anzi, vedere. Indubbiamente è incredibilmente unico come le storie siano in grado di intrecciarsi in modo sinergico e renderci simili. Quindi anche tutte queste persone sono le nostre anime di notte che attraversano la storia raccontata da Campora.

Foto tratta da Le nostre anime di notte, libro fotografico di Marcello Campora, Pinacoteca Civica di Savona

La realtà nelle nostre mani

Marcello Campora ha voluto che Le nostre anime di notte fosse un prodotto reale. Ha infatti realizzato il progetto su carta in modo tale che potesse avere una sua matericità autentica. Questo perché il racconto contenuto nelle sue pagine in bianco e nero nasce anche proprio dal bisogno di qualcosa di tangibile. Indubbiamente la necessità di avere qualcosa di tattile tra le mani è oggi un’esperienza preziosissima: dopo le centinaia di ore passate davanti ai video abbiamo forse cercato inconsciamente di rimuovere la necessità del contatto con il reale. In altre parole il progetto di Campora ci ricorda che abbiamo ancora bisogno di sentire le cose “vere”. Chiaramente questa scelta è un campanello d’allarme che vuole fungere da monito per non abituarsi all’arte raccontata come l’abbiamo vissuta in questo periodo di pandemia. Ha voluto provare ad avvicinare cose che ora sembrano così lontane al punto di poterle toccare.

Trenta custodi de “le nostre anime di notte”

Marcello Campora ha pensato di destinare le sue 30 copie di Le nostre anime di notte a 30 persone. Si tratta di persone il cui ruolo e legami con questa storia avrebbero potuto accogliere queste nostre anime. L’architetto e fotografo ha immaginato delle persone che potessero essere dei custodi capaci di accudirle e condividerle con gli amici e persone care. Si tratta di Anime che sono andate anche oltre confine, distribuendosi in diverse regioni italiane. Questo a dimostrazione del fatto che il tema trattato da Campora non è solamente di natura locale ma di origine universale. E ancora una volta è capace di raccogliere moltissimi nostri modi di essere.

Il numero 30 de Le nostre anime di notte di Marcello nasce solo dal limite che l’autore si è dato per quest’opera auto prodotta. Crediamo che sia un numero prezioso che riesce a far sentire importante chi lo riceve. Un regalo pregiato, insomma. La speranza che Campora mette attorno al libro fotografico è che possa capitare ad ognuno di noi di incontrare nella notte, anche solo per caso, “le nostre anime”. E poter fermarci così a parlare con loro. Un speranza che è rimasta anche a noi dopo aver ricevuto, letto e sentito questo pezzo di realtà.

Foto tratte da Le nostre anime di notte, libro fotografico di Marcello Campora